CITTADINI!!!!

Negli ultimi tempi si torna a parlare di ius soli con la variante dello ius culturae. Movimenti politici come la Lega ed i Fratelli della Meloni considerano ogni proposta di ampliamento delle possibilità di acquisizione della cittadinanza come un insulto, un attentato all’italica identità, paventando concepimenti e parti sulla linea di confine. Spogliandomi dei panni del tifoso politico e rivestendo quelli del giurista mi accingo ad esaminare i vari progetti depositati in Parlamento. Partendo dal n° 105 della Camera dei Deputati, che ha come prima firmataria Laura Boldrini, esso  prevede all’articolo 1 una modifica della Legge n° 91 del 1992 mediante l’aggiunta di due lettere (b bis e b ter) che sanciscono un grosso temperamento allo ius sanguinis sancendo, che può diventare cittadino italiano il figlio di stranieri di cui almeno uno è regolarmente soggiornante in Italia da almeno un anno al momento della nascita del figlio e chi è nato in Italia da stranieri di cui almeno uno è nato in Italia. L’articolo 2 riguarda la posizione dei minori e prevede la possibilità di acquisizione della cittadinanza, su istanza del genitore, da parte del minore che abbia frequentato un corso di istruzione primaria o secondaria o un percorso di istruzione o formazione professionale. L’articolo 3 concerne la particolare situazione del matrimonio e dell’adozione di maggiorenne: per il matrimonio si ritorna alla formulazione anteriore alle modifiche introdotte dalla legge n. 94 del 2009, ripristinando il termine dei sei mesi di residenza dopo il matrimonio quale spazio temporale per poter richiedere la cittadinanza. Viene altresì soppressa la disposizione, introdotta nel 2009, che ha previsto il pagamento di un contributo di importo pari a 200 euro per le istanze di cittadinanza. Come si vede, a parte la previsione di cui alla lettera b ter, che è stata pensata per regolarizzare i soggetti di etnia rom, non si tratta di norme particolarmente sconvolgenti e di sicuro senza alcuna ricaduta sui fenomeni di immigrazione, considerato che la legalità del soggiorno rappresenta un presupposto per l’operatività dello ius soli. Si può, quindi, passare all’esame della proposta n° 920, con primo firmatario Orfini. All’articolo 1, comma 1, lettere a) e b), si prevede l’estensione dei casi di acquisizione della cittadinanza per nascita per i bimbi nati nel nostro Paese da genitori stranieri, di cui almeno uno vi risieda legalmente senza interruzioni da non meno di cinque anni o sia in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo. La cittadinanza si acquista mediante dichiarazione di volontà espressa da un genitore o da chi eserciti la responsabilità genitoriale all’ufficiale dello stato civile del comune di residenza del minore, entro il compimento della maggiore età dell’interessato. All’articolo 1, comma 1, lettera d), il testo proposto prevede, per il minore straniero che sia nato in Italia o vi sia arrivato prima del compimento del dodicesimo annodi età, l’introduzione della possibilità di acquisire la cittadinanza a seguito di un regolare percorso formativo di almeno cinque anni svolto, ai sensi della normativa vigente, nel territorio nazionale, consistente in uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali idonei al conseguimento di una qualifica professionale, oppure, nel caso in cui la frequenza riguardi il corso di istruzione pri-maria, è altresì necessaria la conclusione positiva di tale corso (ius culturae). All’articolo 1, comma 1, lettera e), la proposta di legge configura un’ulteriore fat-tispecie di concessione della cittadinanza(naturalizzazione), per lo straniero che ab-bia fatto ingresso nel territorio nazionale prima del compimento della maggiore età, vi risieda legalmente da almeno sei anni e abbia frequentato nel medesimo territorio regolarmente un ciclo scolastico, ai sensi della normativa vigente, con il conseguimento del titolo conclusivo, presso gli istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione, ovvero un percorso di istruzione e formazione professionale con il conseguimento di una qualifica. Quello che appare evidente è che la tematica non c’entra nulla con quella dell’immigrazione e riguarda gli stranieri che hanno un rapporto col territorio ben radicato e ben consolidato. Nulla ha, quindi a che vedere con clandestini, barconi, terroristi. Destinatari della riforma appaiono soprattutto quei bambini che sono compagni di gioco o scuola dei nostri figli, che spesso non sono mai stati nel Paese di origine dei loro genitori, che conoscono poche parole della lingua dei loro parenti ai quali fanno sovente da interpreti. Bambini, ragazzi che spesso per integrarsi maggiormente italianizzano il loro nome, se i genitori, in via preventiva non hanno pensato di fornirli di un nome italiano. Non si tratta di una riforma sconvolgente, se ne può parlare anche se a Venezia c’è l’acqua alta e se l’Alitalia è colta dall’ennesima crisi.