Brevi riflessioni sull’avvocatura attraverso l’analisi dello “Zappatore”

La nota canzone napoletana, celebre per la sceneggiata interpretata da Mario Merola, fu scritta nel 1928, da Libero Bovio. La storia è nota: Un contadino sale a bordo del suo carretto per raggiungere Napoli dove vive il figlio avvocato ed informarlo che la madre è in fin di vita. Il viaggio si rende necessario perché il figlio sono due anni che non scrive a casa . Il contadino arriva nel bel mezzo di una festa danzante (Chesta è na festa ‘e ballo…) alla quale partecipano i notabili della città (Tutte cu ‘e fracche e sciasse sti signure). L’evoluzione è drammatica, di fronte agli invitati costernati (Chi só’?…Che ve ne ‘mporta! Aggio araputa ‘a porta e só’ trasuto ccá…), il contadino confessa di essere il padre del proprietario di casa (Chi só’?! Dillo a ‘sta gente ca i’ songo nu parente ca nun ‘o può cacciá… ) ed al figlio (che chiama Signor Avvocato) che la madre è in fin di vita; poi si rammarica di averlo fatto studiare perché se avesse imparato il mestiere del contadino non si sarebbe di certo dimenticato della mamma (Meglio si te ‘mparave zappatore, ca ‘o zappatore, nun s’ ‘a scorda ‘a mamma). Questa semplice canzone rivela molte cose sull’avvocatura agli inizi del secolo scorso. Innanzitutto e questo non me lo aspettavo proprio, che anche per il figlio di un contadino fosse possibile diventare avvocato; che quindi l’avvocatura non era quel corpo chiuso nel quale i padri trasmettevano il mestiere ai figli. Considerato, poi, il tenore di vita tenuto dal figlio, capace di organizzare in casa propria (lo zappatore la considera casa sua – I’ mo ve cerco scusa a tuttuquante si abballo e chiagno dint’ ‘a casa mia) una festa elegante con musica dal vivo (Musica, musicante! ca è bella ll’allería…), si deve presumere ancora la redditività della professione ed anche per chi non aveva santi in Paradiso. La canzone conferma ancora la necessità per l’avvocato di farsi pubblicità attraverso una vita sociale e mondana ed anche la cattiva fama degli avvocati già in quell’epoca: c’è da chiedersi perché Libero Bovio ha pensato che l’avvocato potesse vergognarsi delle proprie umili origini, addirittura dimenticandosi della mamma e non ha scelto un ingegnere oppure un dottore.

https://www.youtube.com/watch?v=pW4svTsudZ0